March 1, 2025

Chi sarei stata?

Se fossi nata in Polonia subito dopo la caduta del regime comunista? Avrei vissuto la vita di una contadina, in un paese in rovina, impoverita, senza lavoro e senza opportunità. Avrei respirato il profumo delle mucche che sempre riempia l’aria, avrei sentito il sole secca e brucia la terra, e avrei visto tutto ciò che non poteva realizzare sogni.

Le mani di mio nonno sono segnate dal duro lavoro e i suoi polmoni sono danneggiati dalla polvere del grano. Mio padre camminava lungo le strade sterrate e guardava il cielo. Si chiedeva che sarebbe stato di lui, però non riusciva immaginare chiaramente. Il sole che osservava era brillante ma nello stesso tempo era crudele e privo di speranza. In Polonia, la campagna vasta era una prigione silenziosa per generazioni. I contadini soffrivano sotto il peso delle sue vite e sotto il fatto che questo sole che non lasciava spazio per cambiamenti positivi. Anche se il sole appariva alto nel cielo, era solo per ricordare che la bellezza di quella terra era confinata nelle ombre della storia e il nulla quotidianità.

In quei momenti di oscurità e incertezza, Giovanni Paolo II era il Papa e brillava come un fonte di speranza. Per la maggior parte della giovinezza dei miei genitori, il Papa polacco era la luce che guidava. Loro potevano guardare verso il sole e sentire il suo calore. Erano abbracciati dalla sua religione e dunque si sentivano sicuri. In questa epoca, mio padre aveva visto Giovanni Paolo II per la prima volta nella sua città natale e la sua fede in lui dava forza nelle difficoltà. La sua religione lo guidava nelle sue morale e aveva aumentato il suo desiderio per un futuro luminoso.

Ma chi sarei stata?

Se fossi nata in Israele? Se mio padre e mia madre fossero rimasti in Israele, dove si sono incontrati e innamorati sotto il cielo della terra promessa. Un luogo che sembrava offrili la libertà che avevano cerato. Purtroppo, il sole non poteva brillare senza ombra.

Mio padre è arrivato in Israele con suo fratello per cercare lavoro lontano dalla povertà della Polonia rurale. Mia madre è emigrata, anche per lavoro che non poteva trovare.  Si conoscevano sotto un sole cocente, del Medio Oriente, e condividevano i loro sogni di prosperità e stabilità. Lavoravano duramente, costruendo una quotidianità che sembrava solida e si avevano sposati e avevano costruito una vita insieme. Pertanto, mia sorella era nata.

La luce di Giovanni Paolo II non li abbandonava mai. Anche in Israele, mio padre e mia madre sentivano il suo amore e la sua guida spirituale. Per sette anni, la loro vita era sicura. E nel 2000, hanno visto il Papa e chiedevano la sua protezione nel cammino che stavano percorrendo. Tuttavia, un giorno il cielo si diventava scuro. Mio padre era arrestato e deportato, ma non per un crimine, non per una colpa, solo per il fatto di non avere documenti corretti. Il governo non considerava la loro storia e aveva gettato via tutto. La stabilità che avevano faticato a costruire era cancellata in un istante.

Per alcuni giorni, mio padre stava nella prigione. Il calore del Papa sembrava distante, eppure la sua presenza rimaneva nelle preghiere di mia madre e la sua forza continuava mentre il sole del Medio Oriente splendeva ferocemente di ingiustizia. Quando usciva, la sua vita in Israele era finita. I passati amici svaniti, la opportunità sparita, e l’unica cosa che era chiara è che i miei genitori dovevano andarsene. E così avevano fatto. Avevano fuggito con la speranza che il prossimo sole sarebbe stato più clemente.

Alla fine, sono nata in America.

Qui, nel mondo che rimane statico, l’America è un sole accecante, ancora vista come un’opportunità d’oro. Però la sua luce è fredda. Il paese che avrebbe dovuto accogliere tutti ha invece costruito muri invisibili. È sempre coperto di ombra, pieno di disuguaglianze e di politiche che disumanizzano persone e vogliono separare chi appartiene e chi no. Basata su democrazia, la bellezza di questo sole dovrebbe essere la libertà ma non è mai stata disponibile per tutti.

Anche qui, il Papa li guidava. Aveva illuminato la gioventù dei miei genitori e continuava a essere un punto di riflessione e serenità. La sua figura religiosa diventava un simbolo della luce che cercavano sotto ogni sole, e che non sempre metteva in luce le giuste strade. In America, dove il sole può sembrare splendente, la verità è che non tutti sono sotto la sua stessa luce. La questione dei migranti rimane nell’ombra, insieme ai loro diritti. Eppure, anche tra le ombre, mio padre e mia madre hanno sempre trovato il coraggio di andare avanti, di lottare per un domani che non è sicuro, ma che appartiene a loro.

Quando ero piccola, ricordo vagamente di essere in un passeggino durante una marcia a Chicago, in onore di Papa Giovanni Paolo II che era morto poco dopo il nostro arrivo in America. La sua morte simboleggiava una fine e segnava l’inizio di una nuova era, quella della mia generazione. Mio padre e mia madre, considerati nuovi emigranti e portatori di speranza, hanno sempre camminato sotto cieli che cambiavano colore, cercando, lottando e sperando. Per questi motivi, io sono la figlia di un sogno che non è mai fermato.

Mia madre e mio padre insieme hanno attraversato questi soli, e io sono la frutta delle ombre e luci. Sono fatta di quelle scelte che non erano facili però erano inevitabili. Ora, io posso scegliere il sole che voglio vedere anche se le nuvole la soffocano. Quando guardo il cielo, mi chiedo quale sole mi troverò in futuro. In questo punto della mia vita, la risposta non è mai arrivata.

Inoltre, chiedo se questa luce, questa guida che il Papa ha offerto a mio padre e mia madre, sia veramente la loro fede o se invece, sia un rifugio in tempi difficili. I miei genitori sono cresciuti in un’epoca in cui la religione era spesso una forma di sopravvivenza, un modo per affrontare le dure realtà quotidiane e per ignorare le sfide della realtà. La fede, forse, può dare un significato alle ombre e alle luci che incontriamo, ma può anche mascherare i nostri traumi e le nostre paure più profonde. E ora, chiedo se la fede che i miei genitori mi hanno trasmesso è, in verità, la mia o è una fede che ho ereditato da loro. Non sono sicura.

Ma quello che so è che il sole cambia colore quando gira, e la luce che avrei visto in Polonia, oppure in Israele, non sarebbe mai stata la stessa di quella che vedo ora. La mia storia è legata dal viaggio, dall’immigrazione e dall’insicurezza. Tuttavia, definisco me stesso non come il luogo in cui sono nata, neppure la storia da cui provengo, ma la mia capacità di essere il mio proprio stesso e di essere guidato dalla mia spiritualità.